Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/582

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Lelio. Data la debita proporzione, distinto il merito e la condizione, son buono amico di tutte due.

SCENA XVII.

Beatrice e detti.

Beatrice. E per me, signor Lelio, non vi resta nulla?

Lelio. Il cuore (’), che è tutto vostro.

Rosaura. (Ecco la gelosa). (da sé)

Fiammetta. (Ecco la pazza). (Ja sé)

Beatrice. No, no, seguite pure. Io non voglio disturbare i vostri interessi.

Rosaura. Signora, voi anzi potete contribuire alla mia quiete.

Beatrice. Certo, potrei consolarvi col soffrire e tacere.

Fiammetta. Non impedite un’eroica azione del vostro signor consorte.

Beatrice. Bell’eroismo! Cicisbeare sugli occhi della propria moglie!

Lelio. Signora Beatrice, siete in errore.

Beatrice. Toglietevi dagli occhi miei. Lasciatemi stare. Uomo senza giudizio e senza nputazione.

Lelio. Orsù, ho capito. Aspettatemi, che ora sono da voi. (parie

SCENA XVIII.

RosAURA, Beatrice e Fiammetta.

Beatrice. Che pretende di fare? Giuro al cielo, se mi perderà il rispetto, l’avrà da far meco. E voi, signora Rosaura, fareste meglio a badare a’ fatti vostri, e lasciar stare mio marito; e tu, impertinente, vattene tosto di questa casa.

Fiammetta. Oh certo, che mi fate un gran dispiacere a licenziarmi dal vostro servizio. Le donne della mia qualità sono ricercate, pregate (2), e non pregano. (parte)

Rosaura. Ma possibile, signora Beatrice, che vi lasciate così ac(1) Bett.: Il mio cuore. (2) Bett.: sono pregale.