Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/630

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SCENA IV.


Pantalone. Ottavio, no te voggio più veder imusonà. No veggio che ti staghi più malinconico. Xe tempo d’allegria; voggio che ti staghi aliegro anca ti.

Ottavio. Che bella occasione ci dà motivo di giubilo?

Pantalone. Nozze, fio mio, nozze. Bisogna buttar da banda la paturnia e far onor a missier Cupido.

Pantalone. Ma non son miga mi el novizzo.

Ottavio. Dunque molto meno averò motivo di rallegrarmi.

Pantalone. Anzi ti te doverà consolar assae più.

Ottavio. Ma perchè?

Pantalone. Perchè el sposo ti sarà ti.

Ottavio. Io! Perdonatemi, non sono in caso di prender moglie.

Pantalone. Co ti saverà chi xe la novizza, no ti dirà cussi.

Ottavio. Chi mai mi avevate destinato?

Pantalone. Indivinela, caro ti.

Ottavio. Non me lo saprei immaginare.

Pantalone. Una che te vuol ben.

Ottavio. Non è così facile il ritrovarla.

Pantalone. Che ti ghe vuol ben anca ti.

Ottavio. E quasi impossibile.

Pantalone. Ottavio, to pare te stima, te ama e fa conto de ti più de quello che ti te pensi. Me doverave lamentar de mio fio, che fidandose poco del mio affetto, no me confida i segreti del so cuor; ma dono tutto all’azion eroica, che ti gieri disposto de far. Ottavio, fio mio, consolete, Rosaura sarà to muggier.

Ottavio. (Che colpo inaspettato è mai questo!) (da se) Come! La signora Rosaura mia moglie? Ed ella acconsente?

Pantalone. No la vede l’ora.

Ottavio. E voi la rinunziate?