Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/634

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Ho paura che quel vin el voggia deventar aseo. Se no gh’avè altro da magnar, volè zunar per un pezzo.

Pantalone. Mi per sposar Rosaura son troppo vecchio, ma vu per farme star se ancora troppo zovene.

Dottore. Volete una sposa da par vostro? Sposate la morte.

Pantalone. Voleu un’eredità segondo el vostro merito? Reccomandeve alle vostre cabale.

Dottore. Io sono un avvocato che vi farà tremare.

Pantalone. Sé un omo che fa paura? Podè andar in campagna a far paura alle passere.

Dottore. Voi siete una figura da gira arrosto.

Pantalone. Sior Dottor, bondi a vussustrissima; la me compatissa: ho burlao.

Dottore. Se lei ha burlato, a me non me n’importa, (con caricatura)

Pantalone. Oh che Dottor marmotta!

Dottore. Oh che Pantalone ignorante! Domani la discorreremo.

Pantalone. Sior sì, doman, e quando che la voi.

Dottore. Vi farò vedere chi sono.

Pantalone. Tolè.

Pantalone. Me despiase che no intendo; che ghe vorave responder per le rime. Dottor cagadonao... Ma vien sera, voio andar in casa a destrigarme co sto mio fio. Assolutamente voi far sto matrimonio, e pò cossa sarà? Perderemo l’eredità? Sior dottor Balanzoni trionferalo? Me burleralo? Chi sa? Poi anca esser de no. No son tanto indrio colle scritture; no son tanto miserabile de cervello, che no sappia trovar un repiego. Quel che me preme, xe la vita del fio. Per el resto ghe penseremo.