Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1908, III.djvu/68

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Florindo. Bene, bene, lasciate che vada a nascondere il sacchetto, e questa sera lo spartiremo.

Ottavio. Date qui, che lo nasconderò io.

Florindo. Di voi non mi fido.

Ottavio. Né io di voi.

Florindo. I danari li ho presi io.

Ottavio. Se non mi date la mia parte, lo vado a dir subito a vostro padre.

Florindo. Via, come abbiamo da fare?

Ottavio. Qui non vi è nessuno. Presto, presto, dividiamo la borsa.

Florindo. Faremo a sorte, senza contare.

Ottavio. Sì, sì, mettete qui. (gli presenta il cappello, e Florindo vi getta parte delle monete)

Florindo. Oh! basta, basta. Credo che la parte sia giusta.

Ottavio. Fate una cosa. Tenete voi questi del cappello, e date a me il sacchetto, e vedrete che bel giuoco farò io con questo.

Florindo. Tenete pure, per me è lo stesso.

Ottavio. Or ora torno. (parte

SCENA XI.

Florindo e Trastullo.

Florindo. In questo cappello i denari non istanno bene. E meglio che me li metta in tasca. (Il va riponendo)

Trastullo. Bravo! Signor Florindo, mi rallegro con lei.

Florindo. Zitto, non dite nulla a mio padre.

Trastullo. Che non dica nulla? Oh! mi perdoni, son servitor fedele, e queste cose al padrone non si devon nascondere.

Florindo. Tenete questi denari e tacete.

Trastullo. Ah! Come la mi tura la bocca in questa maniera, non parlo più per cent’anni; cuizi se vossignoria ha bisogno d’aiuto, mi comandi liberamente, e vedrà se la servirò. Quando i figliuoli di famiglia passano di concerto con i servitori, poche volte il padre arriva a scoprire la verità. (parte