Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/232

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222 ATTO PRIMO

Don Marzio. Avete perso? (ad Eugenio)

Eugenio. Caffè. (gridando forte)

Don Marzio. (Ho inteso, li ha persi tutti). (da sè, va a sedere)

SCENA VIII.
Ridolfo dalla bottega del giuoco, e detti.


Ridolfo. Signor Eugenio, una parola. (lo tira in disparte)

Eugenio. So quel che volete dirmi. Ho perso trenta zecchini sulla parola. Son galantuomo, li pagherò.

Ridolfo. Ma il signor Conte è là che aspetta. Dice che ha esposto al pericolo i suoi denari, e vuol esser pagato.

Don Marzio. (Quanto pagherei a sentire che cosa dicono!) (da sè)

Ridolfo. Ecco il caffè. (ad Eugenio)

Eugenio. Andate via. (a Ridolfo) Ha vinti1 cento zecchini in contanti; mi pare che non abbia gettata via la notte, (a Pandolfo)

Ridolfo. Queste non sono parole da giuocatore; V. S. sa meglio di me come va l’ordine in materia di giuoco.

Ridolfo. Signore, il caffè si raffredda. (ad Eugenio)

Eugenio. Lasciatemi stare. (a Ridolfo)

Ridolfo. Se non lo voleva....

Eugenio. Andate via.

Ridolfo. Lo beverò io. (si ritira col caffè)

Don Marzio. (Che cosa2 dicono?) (a Ridolfo, che non gli risponde)

Eugenio. So ancor io che, quando si perde, si paga, ma quando non ve n’è, non si può pagare. (a Pandolfo)

Ridolfo. Sentite, per salvare la vostra riputazione, son uomo capace di ritrovare trenta zecchini.

Eugenio. Oh bravo! Caffè. (chiama forte)

Ridolfo. Ora bisogna farlo. (ad Eugenio)

Eugenio. Sono tre ore che domando caffè, e ancora non l’avete fatto?

Ridolfo. L’ho portato, ed ella mi ha cacciato via.

  1. Bett.: Mi ha guadagnati.
  2. Bett.: Ehi, cosa.