Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/285

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LA BOTTEGA DEL CAFFÈ 275

Leandro. Il mio esercizio era di scritturale...

Don Marzio. Troppa fatica, non è egli vero?

Leandro. E desiderando vedere il mondo...

Don Marzio. Alle spalle de’ gonzi.

Leandro. Son venuto a Venezia...

Don Marzio. A far il birbante.

Leandro. Ma voi mi strapazzate. Questa non è la maniera di trattare.

Don Marzio. Sentite: io ho promesso proteggervi e lo farò; ho promesso segretezza e la osserverò; ma fra voi e me avete da permettermi che possa dirvi qualche cosa amorosamente.

Leandro. Vedete il caso in cui mi ritrovo; se mia moglie mi scopre, sono esposto a qualche disgrazia.

Don Marzio. Che pensereste di fare?

Leandro. Si potrebbe vedere di far cacciar via di Venezia colei.

Don Marzio. Via, via. Si vede che siete un briccone.

Leandro. Come parlate, signore?

Don Marzio. Fra voi e me amorosamente.

Leandro. Dunque anderò via io; basta che colei non lo sappia.

Don Marzio. Da me non lo saprà certamente.

Leandro. Mi consigliate ch’io parta?

Don Marzio. Sì, questo è il miglior ripiego. Andate subito1 Prendete una gondola; fatevi condurre a Fusina2, prendete le poste e andatevene a Ferrara.

Leandro. Anderò questa sera; già poco manca alla notte. Voglio prima levar le mie poche robe, che sono qui in casa della ballerina.

Don Marzio. Fate presto e andate via subito. Non vi fate vedere.

Leandro. Uscirò per la porta di dietro, per non essere veduto.

Don Marzio. (Lo diceva io; si serve per la3 porta di dietro). (da sè)

Leandro. Sopra tutto vi raccomando la segretezza.

Don Marzio. Di questa siete sicuro.

  1. Bett. aggiunge: al traghetto vicino.
  2. Primo luogo in terraferma. [nota originale]
  3. Bett.: della.