Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/342

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330 ATTO PRIMO


e li volevo comprare, non però così belli. Prendi, Colombina. Domani principierai a disporli pel fornimento. (Colombina riceve dal giovine la scatola

Giovine. Comanda altro? (a Lelio

Lelio. No, andate pure.

Giovine. Illustrissimo, mi dona la cortesia?

Lelio. Ci rivedremo.

Giovine. Signora, l’ho servita puntualmente. (a Rosaura

Rosaura. Aspettate, vi darò la mancia...

Lelio. Mi meraviglio. Farò io.

Giovine. Grazie infinite. Son qui da lei. (a Lelio


Lelio. Andate, che ci rivedremo.

Giovine. (Ho inteso, non lo vedo mai più).1(parte

SCENA XIII.
Lelio, Rosaura e Arlecchino.

Rosaura. Se mi date licenza, torno in casa.

Lelio. Non volete ch’io abbia l’onore di servirvi?

Rosaura. Per ora no. Uscii mascherata solo per vedervi e parlarvi, e sentire da voi chi era la fortunata favorita dalla vostra predilezione. Ora tutta lieta me ne ritorno dentro.

Lelio. Vi portate con voi il mio cuore.

Rosaura. A mia sorella che dovrò dire?

Lelio. Per ora non vi consiglio scoprire i nostri interessi.

Rosaura. Tacerò, perchè m’insinuate di farlo.2

Lelio. Sposina, amatemi di buon cuore.

Rosaura. Sposa? Ancor ne dubito.

Lelio. Le mie parole sono contratti.

Rosaura. Il tempo ne sarà giudice. (entra in casa

Colombina. (Quel morettino mi pare quello che parlò meco sta notte, ma l’abito non è di don Piccaro. Or ora, senza soggezione, mi chiarirò).3 (entra in casa

  1. Nell’ed. Bettin. continua la scena preced.
  2. Bett. segue: «Addio, mio caro. Lel. Potete dire mio sposo. Ros. Ancor ne dubito ecc.»
  3. In Bett. continua la scena preced.