Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1909, IV.djvu/364

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352 ATTO SECONDO

Arlecchino. Com’elo fatto sto vostro padre, che no l’ho gnancora visto?

Lelio. È un buonissimo vecchio. Eccolo che viene.

Arlecchino. Oh, che bella barba!

SCENA XI1.
Pantalone e detti.

Pantalone. Fio mio, giusto ti te cercava.

Lelio. Eccomi a’ vostri comandi.

Arlecchino. Signor don Pantalonea, essendo, come sarebbe a dire, il servo della mascolina prole, così mi do il bell’onore di essere, cioè di protestarmi di essere, suo di vussignoria!.. Intendetemi senza ch’io parli.

Pantalone. Oh, che caro matto! Chi elo costù?

Lelio. È un mio servitore, lepido ma fedele.

Pantalone. Bravo, pulito. El sarà el nostro divertimento.

Arlecchino. Farò il buffone, se ella comanda.

Pantalone. Me farè servizio.

Arlecchino. Ma avvertite, datemi ben da mangiare, perchè i buffoni mangiano meglio degli altri.

Pantalone. Gh’avè rason. Non ve mancherà el vostro bisogno.

Arlecchino. Vederò se sì galantomo.

Pantalone. Quel che prometto, mantegno.

Arlecchino. Alle prove. Mi adesso gh’ho bisogno de magnar.

Pantalone. Andè in cusina, e fèvene dar.

Arlecchino. Sì ben, sì galantomo. Vago2 a trovar el cogo. Sior padron, una parola. (a Lelio

Lelio. Cosa vuoi?

Arlecchino. (Ho paura che noi sia voster padre 3). (a Lelio, piano

Lelio. (E perchè?)

Arlecchino. (Perchè lu el dis la verità, e vu sì busiaro). (parte

Lelio. (Costui si prende troppa confidenza). (da sè

  1. Affetta di parlar toscano.
  1. Nell’ed. Bett. è sc. XII.
  2. Bett.: vagh.
  3. Bett.: pader.