Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/399

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SCENA XV (I).

Beatrice sola. Che buon marito per me sarebbe Florindo ! Tornerà questa sera ; non è senza mistero la sua frequenza. Ma che sarà di Ro- saura ? Ah figliuola mia, dove sei ? Misera me ! Se non la tro- vano, se non la riconducono a casa, son disperata. Non ho altro che quest’ unica figlia. Quanti stenti, quante fatiche vi vorranno, prima che come questa io n’ abbia un’ altra ! i^parte

SCENA XVI.

Camera nella casa trovata da Lelio a Castello. Lelio e Corallina.

Corallina. Ditemi un poco, signor Lelio, che casa è questa dove noi siamo? Alla padroncina, che è semplice, potete dare ad intendere tutto quel che volete, ma io non credo sì facilmente. Dove sono queste signore del ritiro? Dove sono le fanciulle in educazione ? Dov’ è il signor Pantalone, che ci aspettava ?

Lelio. Corallina mia, ho fatto trattenere Rosaura nell’ altra camera colla padrona di questa casa, per aver libertà di parlar con voi che siete una giovane di proposito, che avete più discernimento della vostra padrona. COE^LLINA. Parlate pure. (Mi aspetto qualche bella scena), (da sé)

Lelio. In poche parole. Questa è una casa di persone mie di- pendenti. Casa onorata, di povera ma onesta gente. Io sono invaghito della signora Rosaura, che desidero per moglie.

Corallina. Oh poter del mondo ! che azione è questa ? Che tra- dimento infame ! che inganno ! che iniquità ! Così si assassinano due povere donne? Una innocente precipitata per sempre, ed io infamata col titolo di mezzana?

Lelio. Zitto...

Corallina. Che zitto? Siete un traditore, siete un indegno. Non (I) E unita alla scena preced. nell’ ed. Bett. dd