Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/431

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L'AUTORE

A CHI LEGGE1.


NEL rivedere la presente Commedia coll’oggetto di darla al torchio, la memoria mi suggerisce l’evento sfortunato ch’ella ebbe sopra le Scene, allora quando fu per la prima volta prodotta; e mi sovviene, che allora subito desiderai di poterla stampare, perchè il Pubblico avendola sotto l’occhio, sapesse dirmi con verità, se tanto parea cattiva in leggendola, quanto apparve nella sua rappresentazione. S’io mi credessi ch’ella tal fosse, quale in allora fu giudicata, vorrei nasconderla, vorrei lacerarla, anzichè a nuovi insulti esporla miseramente; ma esaminandola senza passione, non parmi essere indegna di quel generoso compatimento, che tante altre Commedie mie, di questa ancora più difettose, hanno dal Pubblico riportato. Molte combinazioni si uniscono spesse volte per fare che scomparisca un’opera sfortunata; e molte altresì favorevoli contribuiscono all’esito avventuroso. Nell’anno primo ch’io presi a scrivere per la Compagnia del Teatro de’ Nobili Vendramini, fatta non avea in pochi mesi la pratica delle persone che la componevano, e andava cercando in ognuno l’abilità e il carattere per far qualche cosa di nuovo. Eravi in allora un celebre Pantalone, di cui vive ancor la memoria dopo la morte della persona2; e mi lusingai, che quanto era egli valente colla sua maschera, potesse riuscire egualmente col volto scoperto; e quanto era lepido e gentile nelle conversazioni, avesse a comparire, nel suo naturale aspetto, piacevole sulla Scena. Scelsi per tal oggetto un carattere non meno grazioso che cognito e familiare nel paese nostro, uno cioè di quei Vecchi bizzarri, che noi vediamo frequentemente, i quali avendo passata l’età migliore con della vivacità e dello spirito, conservano

  1. Questa prefazione fu stampata in testa alla commedia nel t. II (1757) del Nuovo Teatro Comico di C. Goldoni, Venezia, Pitteri.
  2. Francesco Rubini, m. 1754: vedi a pag. 19, n. 1.