Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/141

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Ridolfo. Ed io m’alzo in questo momento.

Dottore. Così fa chi non ha da pensare a guadagnarsi il pane.

Ridolfo. Avete bevuto la cioccolata?

Dottore. Colla presente privata scrittura...

Ridolfo. Fate una scrittura?

Dottore. Sì, signore. Che valer debba, come se fatta fosse...

Ridolfo. E qualche scrittura per il signor capitano?

Dottore. No, per il signor capitano sto preparando un’altra cosetta.

Ridolfo. E che cosa? Si può sapere?

Dottore. Sì. Il congedo da casa mia.

Ridolfo. Eh! barzellette! Seguitate, seguitate la vostra scrittura.

Dottore. Vi dico assolutamente...

Ridolfo. Fate, fate: come se fatta fosse per mano di pubblico notaro... (come se gli dettasse)

Dottore. Obbligato della dettatura. Per mano di pubblico notaro... (scrivendo)

Ridolfo. E per qual motivo lo volete voi congedare?

Dottore. Promettono le parti infrascritte...

Ridolfo. Questa è una cosa che m’interessa : devo saperlo ancor io.

Dottore. l’interessa; ma io spendo e mi consumo.

Ridolfo. Ma dunque...

Dottore. Le parti infrascritte... (ripete forte quelle parole scrivendole)

Ridolfo. Sospendete un poco di scrivere, e parliamo d’una cosa che preme.

Dottore. Questo preme, che mi dà da vivere; e il vostro signor capitano mi rovina.

Ridolfo. Vi rovina? Vi rovina il signor capitano? Farà voi audi- tore d’un reggimento...

Dottore. L’osservanza di tutte le cose... (scrivendo)

Ridolfo. Farà me primo capitano, e forse forse maggiore, e dite che vi rovina?

Dottore. Contenute nell’i seguenti capitoli... (pronunciando ciò che scrive coi denti stretti)

Ridolfo. A quel che sento, voi non gli credete.

Dottore. Niente, una maladetta.