Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/153

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Flamminio. Vi farò parlar io con lei.

Orazio. Ma bisognerebbe farlo che nessuno lo sapesse.

Flamminio. Quando non ci sarà nessuno, vi avviserò.

Orazio. Via, da bravo.

Flamminio. Ma mia sorella ci ha da essere?

Orazio. Se ho da parlare con lei!

Flamminio. Volete venire adesso?

Orazio. Ora ci sarà il signor Pantalone.

Flamminio. Proviamo.

Orazio. Proviamo.

Flamminio. Vi farò vedere come gioco la bandiera.

Orazio. Benissimo; verrò col pretesto di veder le vostre virtù.

Flamminio. La gioco con due mani, e con una mano.

Orazio. E con una mano!

Flamminio. Bandiera bianca.

Orazio. Segno di pace.

Flamminio. E poi anderemo alla guerra.

Orazio. E poi anderemo alla guerra.

SCENA XII.

Ottavio e detti.

Ottavio. Fratello, andate a casa, che il signor padre vi vuole.

Flamminio. Signor sì, subito. Andiamo, signor capitano.

Orazio. Perdonatemi; ora non vi posso servire.

Flamminio. Andiamo a giocar la bandiera.

Orazio. Un’altra volta, signore.

Flamminio. Andiamo, se volete parlare con mia sorella.

Ottavio. 11 signor capitano vuol parlare a Costanza?

Orazio. (Eh, caro signore, il vostro povero fratello non sa quello che si dica). (piano ad Ottavio)

Flamminio. Venite, o non venite? (ad Orazio)

Ottavio. Andate a casa, vi dico. (a Flamminio)

Flamminio. Voi non mi comandate.

Ottavio. Comanda il padre, e voi obbedite. /