Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/184

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Ridolfo. Il valore, lo spirito e la fatica sono cose che danno un moto straordinario al sangue, e gì’infondono un balsamo che rende più sanabili le ferite.

Dottore. Questa, fratello mio, è da Capitano Coviello.

Ridolfo. Che cosa sapete voi? Di queste cose non se n’intende chi non è militare.

Dottore. E voi da quando in qua siete diventato tale?

Ridolfo. Io primieramente ho il genio guerriero; e poi, da che pratico il signor colonnello, ho acquistato sempre nuovi lumi e maggior valore.

Dottore. Sì, è valorosissimo il signor colonnello. Due volte ha lasciato voi nella peste, e si è valorosamente ritirato.

Ridolfo. Oh bella! bisogna sapere il perchè. La prima volta lo ha trattenuto una staffetta colla nuova che venivano le patenti.

Dottore. E la seconda?

Ridolfo. Un corriere colle patenti e colle bandiere. (nel nominare le bandiere, si cava il cappello)

Dottore. Sono venute le patenti? Sono arrivate le bandiere?

Ridolfo. Sì signore, cavatevi il cappello quando le nominate.

Dottore. Servitor umilissimo, (si cava il cappello) Le avete voi ve- dute queste bandiere?

Ridolfo. Non ancora.

Dottore. Chi ve l’ha detto che sono venute?

Ridolfo. Il signor colonnello.

Dottore. Ah! ve l’ha detto lui!...

Ridolfo. Sto a vedere che non lo crediate.

Dottore. Sì! a poco per volta mi sono avvezzato a credere ogni cosa.

Ridolfo. Mettete in ordine tutte le cose vostre, perchè a momenti si marcerà.

Dottore. Per me non ho da far gran cose, cred’io. La casa non la vo’ toccare. Sentirò per dove s’ha da marciare, se pure è vero.

Ridolfo. Ancora, se pure è vero?

Dottore. Non lo sapete il proverbio? Non si dice quattro, se non è nel sacco.