Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/254

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Aurelia. Sì, veramente la casa si mantiene con un grande splendore.

Ermanno. Voi altre donne siete incontentabili. Vi par poco, eh, spendere in una casa mezzo filippo il giorno?

Aurelia. In cinque persone veramente è troppo.

Ermanno. L’entrate non rendono tanto, ci rimettiamo ogni anno del nostro.

Aurelia. Dite che ogni anno avanzate delle migliaia di scudi.

Lucrezia. Non è vero, non sapete che cosa vi dite.

Aurelia. Portatemi rispetto, signora.

Lucrezia. Fareste meglio andarvene da questa casa.

Aurelia. Vi anderò; ma verrà meco mia figlia.

Lucrezia. Vostra figlia è in casa sua, e non vi deve uscire che collocata.

Aurelia. Povera Laurina! voi la volete tradire.

Lucrezia. Come tradirla? Laurina è sangue mio, perchè è sangue di mio fratello. L’amo come una mia figliuola, e la marito con uno che la farà star bene, che la farà viver bene.

Aurelia. Con Flonndo voi non la mariterete assolutamente.

Lucrezia. Sì, la mariterò a vostro dispetto.

Aurelia. Mi farò intendere, mi farò far giustizia.

Lucrezia. Se non si sposerà col signor Florindo, la caccerò in un ritiro.

Aurelia. Siete una barbara.

Lucrezia. Siete una pazza.

Aurelia. Portatemi rispetto, vi dico : sono una dama.

Lucrezia. Ed io sono la padrona di questa casa.

Ermanno. Sì signora, donna Lucrezia ed io siamo quei che comandano.

Aurelia. Povero mio consorte! Non aveva egli le massime che avete voi.

Lucrezia. Se non vi sappiamo dare nel genio, prendete la vostra dote, e andate a stare con chi volete.

Aurelia. Se non ci fosse mia figliuola, non ci sarei stata un’ora.

Lucrezia. La vostra figliuola vi ha veramente una grande obbli- gazione. Voi l’avete rovinata.