Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/445

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TORQUATO TASSO 431

Amor, tu mi soccorri; porgimi, Amore, aita.

Oimè! dal mio nemico ho da impetrar la vita?
Sì, l’unico conforto son gli amorosi versi,
Dolce rimedio al cuore, benchè d’amaro aspersi.
Leggansi que’ poc’anzi all’idol mio diretti:
Divertasi la mente nel renderli corretti.
(va al tavolino cercando il madrigale)
Dov’è il foglio? Ma dove? Più nol ritrovo. Oimè!
Targa, Targa.
Targa.  Signore.
Torquato.  Il madrigal dov’è?
Targa. Il madrigal?
Torquato.  Sì, quello.
Targa.  Non so che cosa sia.
Torquato. Pochi versi rimati, una breve poesia.
Targa. Una pentola, un piatto vi darò, se ’l volete;
Ma se poesie cercate, a me non le chiedete.
Quando voi domandato m’avete il madrigale,
Credeva, con rispetto, voleste un orinale.
Torquato. Chi è stato qui?
Targa.  Nessuno.
Torquato.  Testaccia maledetta!
Dov’è il foglio? (lo prende per un braccio)
Targa. (Con timore) Nol so, non me n’intendo.
Torquato. (Lo lascia) Aspetta.
Stato v’è don Gherardo?
Targa.  Sì, don Gherardo, è vero.
Torquato. Egli l’avrà...
Targa.  Pigliato.
Torquato.  No, ch’egli è cavaliero.
Tu dei renderne conto. (lo afferra)
Targa.  Signor, per carità.
Torquato. Potrebbe averlo preso...
Targa.  Per sua curiosità.
Sapete pur ch’egli è curioso, curiosissimo.