Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/46

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40 ATTO SECONDO

Mancano dieci braccia di pizzo, e questa sera
Dee andar ad un festino, e smania e si dispera.

Alessio.

Ho inteso; del suo sdegno se la cagione è questa,
Sulle mie spalle avrebbe a cader la tempesta;
Ma dica quel che vuole, la cosa è disperata:
Tutti li ho spesi, e in erba ci mangiammo l’entrata.
Lo sai che per comprare un abito per lei,
Venduti ho l’altro giorno due de’ vestiti miei;
E ieri, per il pizzo da far la guarnizione,
Speso ho il denar che a parte avea per la pigione.
Non posso più. Trar sangue chi può da una muraglia?
Altro non ho da darle, se il naso non mi taglia.

Targa.

Eccola qui.

Alessio.

 Sto fresco. Meglio è ch’io me ne vada.
Targa, Targa, fa presto, il cappello e la spada.
(Targa parte)

SCENA II.

Madama Doralice e detto.

Madama.

Vi è nota, don Alessio, la bella bricconata?

Alessio.

Di chi?

Madama.

 La guarnizione il sarto ha rovinata.
Mancano dieci braccia, e me lo dice adesso.

Alessio.

Ma come? la misura l’ha data il sarto istesso.

Madama.

È vero, egli l’ha data: è un stolido, è un briccone.

Alessio.

Che n’abbia qualche pezzo trafugato il garzone?

Madama.

Potrebbe darsi ancora.

Alessio.

 Andiamo a misurarlo.

Madama.

Pensate se ora voglio dall’abito staccarlo!
Intorno vi lavorano tre donne, per far presto;
E della guarnizione s’ha da comprare il resto.

Alessio.

(Buon per bacco!) (da sè)

Madama.

 Che Targa sen vada in Merceria,
E compri i dieci bracci, e presto, a me li dia.