Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/493

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TORQUATO TASSO 479

Torquato.  Vattene, o ch’io t’ammazzo.

(impugna la spada contro don Gherardo)
Gherardo. (Fugge via.)

SCENA XIV.

Torquato, la Marchesa I Eleonora.

Marchesa. Numi!

D. Eleonora.  Ohimè! (timorosa)
Torquato.  Non temete; non è Torquato insano.
Odio chi del mio cuore cerca saper l’arcano.
D. Eleonora. Questo di già è palese.
Torquato.  Chi l’ha svelato?
D. Eleonora.  Voi.
Torquato. Non è ver, l’avrà detto il cuor coi moti suoi.
Voi non sapete nulla. (alla Marchesa)
Marchesa.  L’intesi a mio rossore.
Torquato. Il cuor l’averà detto: voglio strapparmi il cuore.
Marchesa. Deh, la ragion vi freni; calmi ragione il foco.
D. Eleonora. Sì sì, voi lo potete calmare a poco a poco.
Ammirerà ciascuno della bellezza i vanti:
La marchesa Eleonora fa delirar gli amanti, (parte)

SCENA XV.

La Marchesa Eleonora e Torquato.

Marchesa. Rido de’ suoi motteggi; colpevole non sono.

Questo basti al cuor mio.
Torquato.  Ah, vi chiedo perdono.
Marchesa. Di che?
Torquato.  Non saprei dirlo. Dubito avervi offesa.
Marchesa. Capace non vi credo.
Torquato.  Siete voi la Marchesa?
Marchesa. Deh, per amor del cielo, deh tornate in voi stesso.
Svegliatevi, Torquato.