Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/509

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TORQUATO TASSO 495

Se cussì no ve comoda, tire el saludo indrio.

Ande quando volè, vegnì quando ve par,
No ve saludo più, ve mando... a saludar.
Torquato. Ma il forestier dov’è?
Cavaliere.  Or or verrà Patrizio:
Quel ch’appo il Duca nostro reca per voi l’auspizio.
Verrà, ma se Torquato non è al partir celerrimo,
Diverrà il Prence allotta col tracotante acerrimo.
Marchesa. Sì, partirà Torquato. Sì, partirà a momenti;
Saranno i suoi nemici, saran tutti contenti.
Cavaliere. Vada a purgar la lingua dove i suoi par si cribrano;
Dove le doppie lettere col doppio suon si vibrano;
Dove farina e crusca con il frullon si scevera;
Dove nel latte gongola, chi d’Arno mio s’abbevera.
Tomio. El vegnirà a Venezia, e el se consolerà.
Fazio. Napole è deliziusa.
Tomio.  Venezia è una città
Bella, ricca, amorosa; tutti el sa, tutti el dise.
Fazio. Napole è dello munno lo chiù bello paise.
Cavaliere. Firenze ha consolevole l’acqua, la terra e l’etera.
Fazio. Vedi Napoli, e mori.
Tomio.  Vedi Venezia, eteetera.

SCENA XIV.

Patrizio e detti.

Patrizio. Torquato, a voi ritorno. Amici, a voi m’inchino.

Torquato. Che mi recate, amico?
Patrizio.  Forse miglior destino.
Roma, de’ letterati conoscitrice e amica,
Che nell’amar virtute supera Roma antica,
Se a coltivar in essa le scienze e le bell’arti
Sogliono i rari ingegni venir da mille parti,
Roma Torquato apprezza, loda lo stile eletto,