Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/106

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100 ATTO QUINTO


SCENA X.

Donna Marianna, il Marchese e detti.

Marianna. Lasciate che per poco si sfoghi la natura.

Lascio un figliuol, non posso scordarmene a drittura.
È ver che l’ho veduto lietissimo e contento,
Ma sente un cuor di madre ancor qualche tormento.
Marchese. Vi compatisco, un giorno vedrovvi consolata.
Madama. Che ha donna Marianna, che parmi addolorata?
Marchese. Lascia un unico figlio.
Madama.  Di voi non è invaghita?
Marchese. Meco in questo momento s’è in matrimonio unita.
Madama. Brava, me ne rallegro; e voi piangete? Affè,
Tempo in giorno di nozze da piangere non è.
Fate che il nuovo sposo v’accheti e vi consoli;
Un marito che piace, val per dieci figliuoli.
Guardate se i bauli avessero legato. (al Conte)
Conte. Ma se aspettate gli altri...
Madama.  Gli altri m’hcmno annoiato.
Voglio partir.
Conte.  Benissimo. Vi manderò l’avviso. (parte)
Madama. Ecco don Alessandro; non vo’ mirarlo in viso.

SCENA XI.

Don Alessandro e detti; poi Fabio.

Alessandro. Ah madama, vi supplico placare il vostro sdegno.

Partir con voi desidero, se dell’onor son degno.
Madama. Ehi, chi è di là?
Fabio.  Madama.
Madama.  Partì la pellegrina?
Fabio. Tutta contenta e lieta partì la poverina;
Si prese i cento scudi, e con il suo consorte
Montata in un calesse, sarà fuor delle porte.