Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/95

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IL CAVALIER GIOCONDO 89


SCENA II.

Don Pedro ed il Conte di Bignè.

Pedro. Eccoli lì, vedete?

Conte.  Adesso li ho veduti.
Pedro. Per star da solo a sola, per via si son perduti.
Conte. Eh! lasciamoli fare. Alfin son due persone
Libere tutte due, non danno osservazione.
Peggio è di mia cognata, che non so dove sia.
Pedro. Coi padroni di casa la vidi in compagnia.
Conte. Corre qua e là, che pare abbia il demonio addosso;
Io sono un poco greve, correr con lei non posso.
Affè, non vedo l’ora che il viaggio sia finito:
Quando torniamo a casa, ci pensi suo marito.
Pedro. Come faceste mai a prender tal intrico?
A custodir le donne non vi vuol poco, amico.
Basta, per altro anch’io ero male impacciato.
Avevo un brutto impegno: il ciel m’ha liberato.
A moderar l’affetto di madre capricciosa,
Credo le abbia giovato il desio d’esser sposa.

SCENA III.

Il Cavalier Giocondo dando braccio a Lisaura, Gianfranco
dando braccio a Madama Possidaria; e detti.

Conte. Eccoli qui.

Fossidaria.  Vedete? vanno alla moda uniti.
Si cambiano le mogli, si cambiano i mariti.
Conte. Mia cognata non vi è?
Pedro.  Or or verrà anche lei.
Conte. Un imbroglio più grande non ebbi a’ giorni miei.
Cavaliere. Sediamo un poco qui.
Lisaura.  Sedetemi vicino.
Cavaliere. Voi sederete appresso al vostro pellegrino.
(a madama Possidaria)