Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/150

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142 ATTO SECONDO

Alfine io son chi sono. Non sposa una canaglia.

Volpino. Cento scudi son pochi. Mettiamo la tovaglia.
(viene colla cesta, ne cava la tovaglia, e la distendono)
Gasperina. Ho della biancheria, degli abiti e dell’oro.
(mettono le salviette)
Perchè cinque salviette?
Volpino.  Vi è un forestier con loro.
Gasperina. E chi è?
Volpino.  Il conte Alessandro.
Gasperina.  E poi, caro Volpino,
Per me voi non avete a spendere un quattrino.
Volpino. Se vengono figliuoli?
Gasperina.  Non moriran di fame.
Starà qui il signor Conte?
Volpino.  No, in mezzo alle due dame.
Gasperina. La posata del vecchio?
Volpino.  Mettiamola di qua.
Gasperina. Se verranno figliuoli, il ciel provederà.
Volpino. Vado a prendere il pane.
Gasperina.  No no, Volpino mio.
Voi mettete le sedie; il pan lo prendo io.
(parte per il pane)
Volpino. È ver, tutti consola del ciel la providenza...
Ma vedo che tant’altri perduta han la pazienza...
(portando le sedie)
Basta, le voglio bene... Se ho da far lo sproposito.
Meglio è farlo con lei, che è donna di proposito.
Gasperina. Se verranno figliuoli, che vengano pur su;
Andrò a servir per balia, guadagnerò di più.
(viene colla cesta del pane, e lo distribuisce)
Volpino. Per balia? oh questo poi... Pan fresco?
Gasperina.  Non ce n’è.
Volpino. Se tu anderai per balia, non servirai per me.
Gasperina. Discorrere potremo...
Volpino.  Vado a cavare il vino.