Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/151

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LO SPIRITO DI CONTRADIZIONE 143

Gasperina. Vo’ dire un’altra cosa, ascoltami, Volpino.

Volpino. So che ha fretta il padrone. Non vo’ che si lamenti.
Gasperina. Qualcosa mi daranno ancora i miei parenti.
E tu pur, maritandoti, procura che i padroni
Suppliscano alle spese almen delle funzioni.
Volpino. Lo faran volentieri; so che son di buon core.
Gasperina. Via, facciamolo presto.
Volpino.  Son pronto a tutte l’ore.

SCENA VI.
La Signora Dorotea e detti.

Dorotea. Oh che prodigio è questo! che cosa inusitata!

La tavola per tempo stamane è preparata.
Volpino. Oggi il padrone ha fretta.
Dorotea.  Il padron? chi è il padrone?
Volpino. Non è il signor Ferrante, che ordina e dispone?
Dorotea. Ti avviso per tua regola, se non lo sai, stordito.
Che ordina e dispone ancora mio marito.
Volpino. Ed il signor Rinaldo col padre unitamente
Mi hanno sollecitato.
Dorotea.  Ed io non conto niente?
Volpino. San che per ordinario vossignoria si lagna,
Che sempre in questa casa tardissimo si magna:
Onde di contentarla si credono così.
Dorotea. Vogliono desinare innanzi al mezzodì?
Volpino. È sonato, signora.
Dorotea.  Non è ver.
Volpino.  L’ho sentito.
Dorotea. Tu sei un temerario, un villanaccio ardito.
Gasperina. Compatisca, signora, il povero ragazzo.
Gliel’ha detto il padrone.
Dorotea.  Il suo padrone è un pazzo.
Sparecchiate la tavola.
Volpino.  Ma! già che è preparata.
Dorotea. Voglio da questa camera la tavola levata.