Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/170

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
162 ATTO TERZO

Dorotea. Andiam nella mia camera a finir di pranzare.

(al Conte)
(Questo freddo, per dirla, non si può sopportare).

SCENA IX.
Volpino, Gasperina e detti.

Gasperina. Signor, mi raccomando. (al Conte)

Conte.  Avanzatevi pure.
Dorotea. Basta cosi; ho capito senz’altre seccature.
Siete due temerari, ma compiacente io sono.
Ed in grazia del Conte, vi assolvo e vi perdono.
(parte)
Volpino. Ringrazio vossustrissima.
Gasperina.  Grazie alla sua bontà.
Conte. (Ora della grand’opra son giunto alla metà.
S’ella di me si fida, la donna è guadagnata.
O non son io chi sono, o la vedrem cangiata). (parte)
Volpino. Parmi ancora impossibile, che quel cervel sì strano
Del cavaliere in grazia sia divenuto umano.
Gasperina. Non ti maravigliare, le donne son così;
Di no dicono a cento, a un sol dicon di sì.
Il suocero, il marito, con lei non fanno niente;
Quel che può dominarla, è il cavalier servente. (parte)
Volpino. Non so se Gasperina abbia intenzione anch’essa
Di seguire la regola della padrona istessa.
Ma se di comandarla io non sarò padrone,
Lascierò che la domini il cavalier bastone.

Fine dell’Atto Terzo.