Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/329

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LA DONNA BIZZARRA 321

Cavaliere. Signora, io non ho merito... (verso la Baronessa)

Contessa.  Voi meritate assai.
L’amica è persuasa di quel ch’io l’informai.
Non è vero? (alla Baronessa)
Baronessa.  Signore... Ha detto la Contessa,
Che un incognito amore... (modestamente)
Contessa.  Ecco il dice ella stessa.
(piano al Cavaliere)
Cavaliere. S’ella è così, signora, dirò con mio contento,
Che amor negli occhi vostri...
Contessa.  Certo ha fatto un portento.
Baronessa. Tanta bontà, signore... Io non mi so spiegar.
Contessa. Ho inteso quanto basta. Ve ne potete andar.
Parlerò a vostro padre. Ch’egli lo sappia è giusto,
D’un simile accidente ei non avrà disgusto.
So che desia vedervi con piacer collocata:
Vedrà che questa cosa dal cielo è destinata.
E quel destin, che il cuore accese in un momento.
Farà ch’ei non ritardi il suo consentimento.
Baronessa. Riverisco. (inchinandosi in alto di partire)
Contessa.  Signora, ditegli qualche cosa.
Baronessa. Io non saprei che dire.
Contessa.  (È un pochin vergognosa.
Le si vede negli occhi l’amor, la vera stima.
Ma ha del rossor, pensando d’esser stata la prima).
(piano al Cavaliere)
Cavaliere. (Fatele voi coraggio). (alla Contessa)
Contessa.  (Fidatevi di me). (al Cavaliere)
(Un uom simile a lui, credetemi, non c’è. (alla Baronessa)
Sendo egli stato il primo a palesar l’affetto,
Dubita ch’egual fiamma non vi riscaldi il petto.
Ditegli chiaro e schietto, che il vostro cuor gradì
Quell’amor che vi porta. Siete contenta?)
Baronessa.  Sì.
(forte che il Cavaliere senta, e parte mostrando di arrossire)