Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/332

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324 ATTO QUARTO
SCENA II.
Martorino e detta.

Martorino. Signora, questa lettera a lei viene diretta;

E il signor Armidoro per riverirla aspetta.
Contessa. Che vuol dir, Martorino, che il capitan finora
Da me non si è veduto?
Martorino.  Non lo saprei, signora.
Contessa. Manda un poco a vedere, s’egli fosse al caffè;
Ma chi ci va, non mostri che ciò venga da me.
Martorino. (Tanta parzialità non ha finor mostrata
Che sì, che questa volta amor l’ha corbellata!)

SCENA III.
La Contessa, poi don Armidoro.

Contessa. Donde vien questa lettera? mi pare, e non mi pare.

(l’apre)
Ah! il capitan mi scrive. (con allegrezza)
Armidoro. (Entra, e la riverisce senza parlare.)
Contessa. (Or mi viene a seccare).
(da sè, accennando Armidoro)
Armidoro. Permette, mia signora? (le domanda la mano)
Contessa.  Sì, sì, quel che volete.
(gli dà la mano, sprezzante)
Leggo una certa lettera, con permission. (confusa)
Armidoro.  Leggete.
Contessa. Contessina adorabile. Che tenera espressione!
(legge e parla da sè in disparte)
(Armidoro mi osserva, ho un po’ di soggezione).
Da voi più non ardisco venir, perchè mi pare
Che abbiate stabilito volermi tormentare
...
(Io tormentar lo voglio? Ei fa l’impertinente.)
Ah, sfogarmi non posso! vi è colui che mi sente).