Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/333

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LA DONNA BIZZARRA 325

Signor, non state in piedi, eccovi là una sedia.

Prendete questo libro, leggete una commedia.
Armidoro. Non importa, signora.
Contessa.  Fate quel ch’io vi dico.
Armidoro. Farò, per obbedirvi. (siede, e si mette a leggere)
Contessa.  Mancava quest’intrico.
Se per la Baronessa prendeste alcun sospetto,
Giuromi che per lei piuttosto ho del dispetto:
Che ho fatto a tollerarla un atto di virtù,
E che se ho da servirla, io non ci vengo più
.
(Eh briccon, non ti credo, lo so che vuoi fidarmi.
Vieni, vieni, e vedrai, se anch’io so vendicarmi).
So che con voi. Contessa, fui questa mane ardito,
Provo i rimorsi al cuore, son dell’errar pentito.
(si va confondendo)
E se voi accordate la vostra grazia in dono,
In pubblico son pronto a chiedervi perdono
.
(In pubblico esibisce darmi soddisfazione?)
Armidoro. Signora. (alzandosi)
Contessa.  Che volete?
Armidoro.  Con vostra permissione.
Mi parete agitata. (accostandosi a lei)
Contessa.  A leggere badate. (con imperio)
Armidoro. Questo libro mi annoia.
Contessa.  Eccone un altro, andate.
(gli getta in terra un altro libro)
Armidoro. (Pagherei dieci scudi saper cos’è quel foglio).
(va a sedere dov’era prima)
Contessa. (Tanti dottoramenti in casa mia non voglio).
Voi siete quella sola, ch’io veramente adoro.
Viver con voi desidero; se mi lasciate, io moro.

(si va intenerendo)
Tutto farò per voi, amabile Contessa,
Fuor che per vostro cenno servir la Baronessa.
So quel che mi ha costato il fingere finora: