Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/395

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LA DONNA DI GOVERNO 387

Valentina. Hai la signora adunque?

Tognino.  L’ho certo; già si sa.
Senza un po’ di donnetta, allegri non si sta.
Valentina. Bravo, bravo, Tognino, godi, buon pro ti faccia.
Una man lava l’altra, e tutte due la faccia.
Fa per me quel che puoi, ch’io lo farò per te;
Già il padron non sa nulla, e fidasi di me.
Tognino. Vo a trovar Baldissera.
Valentina.  Digli quel che ti ho detto,
Digli che da Felicita questa sera lo aspetto;
E che mi voglia bene, ch’io gliene voglio tanto.
Lo farai di buon core?
Tognino.  Vi servirò d’incanto, (parte)

SCENA 11.
Valentina, por Felicita.

Valentina. Fino dal primo giorno la mia massima fu,

Ognor dal mio partito tener la servitù.
Se alcuno col padrone discreditarmi intende,
Ho tutta la famiglia che mi ama e mi difende.
Felicita. Oh di casa. (di dentro)
Valentina.  Chi è?
Felicita.  Sorella, siete qui? (di dentro)
Valentina. (Mia sorella Felicita. Mi secca tutto il dì.)
Sempre viene a scroccare. Vuol sempre qualche cosa,
Ed io con quel degli altri faccio la generosa), (da sè)
Venite pur, sorella. Avete soggezione?
Felicita. Temeva che vi fosse quell’arpia del padrone.
Valentina. Come state. Felicita?
Felicita.  Io sto come può stare
Una povera vedova che non ha da mangiare.
Valentina. Sempre venite a piangere.
Felicita.  Oh ca... che mi fareste
Dire degli spropositi. Se voi non lo sapeste!