Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/428

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
420 ATTO QUARTO

Vorreste ancora questi giocarli al faraone?

Baldissera. Io giocar?
Felicita.  Poverino! egli non gioca mai.
Che sì che nelle tasche un soldo più non hai?
Baldissera. Chi v’ha detto ch’io gioco?
Felicita.  Da cento l’ho saputo,
E uscir dalla biscaccia io stessa vi ho veduto.
E se il sa Valentina...
Baldissera.  Felicita, badate
Che da voi non lo sappia.
Felicita.  E ben, cosa mi date?
Baldissera. Tutto quel che volete.
Felicita.  Vo’ dieci scudi ancora.
Baldissera. Vi darò dieci scudi.
Felicita.  Via, metteteli fuora.
Baldissera. Subito?
Felicita.  immantinente.
Baldissera.  Ve li darò tra poco.
Felicita. Ho capito, ho capito, voi li perdeste al gioco.
Baldissera. Maladetta fortuna! tu vuoi precipitarmi.
Per carità, Felicita, non state a palesarmi.
Felicita. Se non ho i dieci scudi, tacere io non m’impegno.
Baldissera. Ma dove ho da trovarli?
Felicita.  Dammi l’anello in pegno.
Baldissera. Qual anello?
Felicita.  L’anello che da lei ti fu dato.
Baldissera. Da Valentina?
Felicita.  Appunto.
Baldissera.  Anche l’anello è andato.
Felicita. L’hai venduto?
Baldissera.  L’ho in pegno.
Felicita.  E per che far?
Baldissera.  Pel gioco.
Ma la fortuna ingrata s’ha da cangiar fra poco.
Felicita. Povera mia sorella! sta fresca in verità.