Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/47

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IL PADRE PER AMORE 39

Con lei, colla donzella ho fatto il mio dovere.

Ora, per grazia vostra fidandovi di me,
Saprò comodo albergo cercar per tutti tre.
Marianna. Sì, cercatelo pure.
Paolina.  Di Napoli voi siete;
Casa in Napoli aveste, ed or più non l’avete?
Roberto. Son tre lustri passati, che fuor dalle mie soglie
Non ho notizia alcuna nemmen della mia moglie.
Ora dal Nuovo Mondo, dove finor son stato,
Sono improvvisamente in Napoli tornato.
Placida, mia consorte, chi sa dove dimora?
In qual stato si trovi, e s’è più viva ancora?
Nel coniugale albergo, là dove io la lasciai.
So che più non dimora; di ciò me n’informai.
Napoli è città grande, qua non si può la gente,
Senza saper il sito, trovar sì facilmente.
Onde cercar di lei dovrò di porta in porta,
Per giungere a sapere s’ella sia viva o morta.
Paolina. In un simile dubbio che dice il vostro cuore?
Roberto. Dalla mia ingratitudine si desta in me il rossore.
Ebbi una saggia moglie da me non meritata,
E troppo ingratamente un dì l’ho abbandonata.
Soffrì pazientemente ch’io gissi a lei lontano,
Nel militare impiego servendo il mio sovrano.
Ma in qualunque distanza, nel Nuovo Mondo ancora,
Notizia lusingossi aver di mia dimora.
In età giovanile, senza la sposa allato,
Di lei poco mi calse, di lei mi son scordato.
Ora in patria tornando, il mio dover rammento,
L’error, l’ingratitudine detesto, e me ne pento.
Bramo trovarla in vita, per chiederle perdono.
Temo a lei presentarmi, un infedel qual sono;
Ma se non ha cangiato la mia diletta il cuore,
Mi accoglierà, son certo, con tenerezza e amore.
(parte)