Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/517

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LA SPOSA SAGACE 509

Per altro s’ella fosse fatta come dich’io,

Vorrei a una mia morte tutto lasciarle il mio.
E se de’ figli maschi il ciel non mi provvede,
Vorrei vedere almeno un nipotino erede.
Ma è sciocca e senza garbo, e fino i cicisbei
Della signora sposa si burlano di lei.

SCENA V.
Il Duca e il suddetto.

Duca. Servitore umilissimo. (a don Policarpio)

Policarpio.  Padron mio riverito.
Duca. Eccomi ad accettare il suo gentile invito.
Policarpio. Non so nulla, signore.
Duca.  So ben che in queste porte
Le grazie son comuni fra il sposo e la consorte.
Se donna Petronilla m’invita a desinare.
La moglie ed il marito mi convien ringraziare.
Policarpio. Viene a pranzo da noi?
Duca.  L’invito mi fu fatto
Or or dal vostro servo.
Policarpio.  Non ne so nulla affatto.
Duca. Lo saprà la signora. Tutto è di già lo stesso.
Sono a entrambi tenuto. Signor, con suo permesso.
(va a mettere sopra una sedia la spada ed il cappello)
Policarpio. Si accomodi, padrone, con tutta libertà.
Duca. In casa degli amici so anch’io come si fa.
Policarpio. In casa degli amici, signor, chi sa il trattare,
Le fanciulle onorate non si va a corbellare.
Duca. Siete, don Policarpio, siete in error davvero.
Anzi, giacchè siam soli, vi svelerò un mistero.
Signor, la vostra figlia....