Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/164

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Marinetta. Fermeve. (lo vuol traltenere)

Bortolo. Voggio andar via. (come sopra)
Marinetta. Ascoltene.
(lo fermano)
Bortolo. Lassarne andar. (si scuote)
Marinetta. Tegnimolo.
Bortolo. Gnanca co le caene.
(si libera dalle dorine, e nel fuggir eia urta nel tavolino e lo)
getta in terra, e fa cadere anche il signor Luca.
Luca. Cossa xe sta? (in terra)
Marinetta. Sior pare! (lo aiuta ad alzarsi)
Luca. Ol. (alzandosi)
Marinetta. S’alo fatto mal?
Luca. Come?
Marinetta. S’alo macca?
Luca. Cossa?
Felice. (Mo che coccal!)(i)
(da se)
Luca. Ho magna un pochettin, m’aveva indormenzà.
Diseme, cara fia, come songio casca?
Marinetta. E1 xe sta un accidente.
Luca. Cossa?
Marinetta. E1 gatto xe sta. (forte)
Luca. E1 gatto? O malignazo! alo magna el stuffà?
Chi èia questa? (accenna Felice)
Felice. Son mi.
Luca. Siora?
Felice. El sa pur chi son.
Luca. Malignazo quel gatto; m’ho indolentrà un galon (2).
Voggio andarme a sentar; a star in pie me stracco.
Fia mia, mandeme subito a tor un taccomacco (3).
Cossa? (a Felice)
( I ) Stolido, balordo. Cocal propriamenle è il gabbiano o mugnaio, bestia stupida:
V. Boerio. (2) Fianco: Patriarchi e Boerio. (3) « Cerotto di tacca macca »: Patriarchi.
V. Boerio.