Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/213

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Mariuccia. e in piedi che saranno due ore; anzi, per dire la verità, sono andata a spiare dal buco della chiave, ed ho ve- duto che si dava il rossetto.

Costanza. Si è mai trovata una vecchia simile?

Mariuccia. Non dee essere poi tanto vecchia, perch’ è ancora zitella, e sento che ha intenzione di maritarsi.

Costanza. Sì, è una zitelluccia di sessant’anni.

Mariuccia. Sessanta!

Costanza. Credo ancora che sieno di più.

Mariuccia. Eppure, chi la vede e la sente, pare più lesta e più bizzarra di noi.

Costanza. E stato bussato.

Mariuccia. Anderò a vedere.

Costanza. Se fosse il sarto, fatelo venire innanzi.

Mariuccia. Si fa qualche cosa di nuovo?

Costanza. E come! vedrete, vedrete. Le vicine, le amiche, voglio che si rodano dalla rabbia.

Mariuccia. S’ella si mette un abito nuovo, scommetto che domani alla pigionante gli vengono subito le convulsioni. (parie)

SCENA li.

Costanza, poi Mariuccia che toma.

Costanza. Quando vedranno poi le mie gioje, allora creperanno d’invidia. Ho un padre, per dire la verità, che mi contenta di tutto; è sordo il poverino, ma quando mi preme qualche cosa, so ben io la maniera di farmi intendere.

Mariuccia. Sa ella chi è, signora?

Costanza. Chi mai?

Mariuccia. La signora Felicita.

Costanza. A quest’ora?

Mariuccia. A quest’ora, in maschera e sola.

Costanza. Frullategli la cioccolata.

Mariuccia. Converrà che io la faccia apposta.

Costanza. Non ve n’era dentro la cogoma?