Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/220

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Costanza. Chi?

Felicita. Quel mercante. (a Costanza)

Dorotea. Quello che ha speso tanto? (piano a Costanza)

Felicita. Che or ora l’ha mandato in rovina. (come sopra)

Costanza. Da vero?

Felicita. Non lo sapete?

Dorotea. Vi racconterò con più comodo.

Pasquina. Signora madre, vien tardi, e abbiamo d’andar in quel luogo. (a Dorotea)

Dorotea. Sì, andiamo; con vostra buona licenza vi leveremo l’in- comodo, (si alzano)

Pasquina. Signora madre, guardate i bei nastri color di rosa.

Dorotea. E vero: tutti due compagni. Sono forse all’ultima moda?

Costanza. Sì certo, è una moda venuta or ora di Francia, (ridendo)

Pasquina. Se ne potessi aver uno ancor io!

Dorotea. Costeranno poco.

Costanza. Costa tanto poco, che se la signora Pasquina vuol questo, glielo do volentieri.

Pasquina. Oh, mi farebbe tanto piacere.

Costanza. Eccolo qui, servitevi.

Pasquina. Obbligatissima. (lo prende e se lo punta al petto)

Dorotea. E io ne potrei aver uno?

Costanza. Ne volete uno anche voi? Volentieri. Vado di là a pigliarlo, e ve lo porto immediatamente.

Felicita. (Signora Costanza, tutti questi nastri e’imbroglieranno). (piano a Costanza)

Costanza. (No, no, può anzi essere che la scena sia più gustosa). (piano a Felicita) Vado anch’io a mascherarmi. Vi porto il nastro, e ce ne andremo tutte d’accordo. (parte)

SCENA VIII.

Felicita, Dorotea e Pasquina.

Felicita. (I nastri sono troppi; nascerà certamente una confusione). (Ja sè)

Dorotea. Pare che vi dispiaccia, signora Felicita, che noi pure abbiamo il nastro alla moda.