Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/221

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Felicita. Non è per questo. Ma voi non sapete, che cosa vo- gliano significar questi nastri?

Pasquina. Oh guardate che gran cosa! Ne ho di più belli cento volte di questi.

Dorotea. Mia figlia può andar del paro con chi si sia.

Pasquina. L’avete veduto il mio abito nuovo? (a Felicita)

Felicita. Signora no, non l’ho ancora veduto.

Dorotea. E una stoffa, che ho fatto venire di Francia.

Pasquina. Che me lo metta questa sera, signora madre?

Dorotea. Signora no; ve lo metterete l’ultima settimana di carnevale.

Pasquina. Se venite da noi, ve lo mostrerò. (a Felicita)

Felicita. Eh, ci sarà tempo.

Pasquina. (Ha invidia). (piano a Dorotea)

Dorotea. (Non lo dire a nessuno, che lo abbiamo comprato in) ghetto). (piano a Pasquina)

SCENA IX.

Costanza mascherata in bautta, e le suddette.

Costanza. Ecco qui; ecco, signora Dorotea, un nastro simile anche per voi.

Dorotea. Vi sono tanto obbligata.

Costanza. Volete che andiamo tutte al caffè?

Dorotea. Andiamo pure....

Pasquina. Signora madre, non abbiamo noi d’andare dal gioielliere?

Dorotea. Sì, è vero: si passerà dalla sua bottega.

Felicita. Volete far qualche spesa?

Dorotea. Mia figlia vorrebbe una certa cosa.

Pasquina. Vorrei barattare quest’anelletto.

Costanza. Lasciatelo un po’ vedere: oh bellino!

Pasquina. Mi è un poco stretto.

Costanza. (Felicita). (chiamandola piano)

Felicita. (Cosa ci è?) (piano)

Costanza. (Oh che cèiso bello! Quell’anellino lo aveva in dito) il Conte ier sera). (come sopra)