Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/232

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Dorotea. So che scherzate, signore. Costanza non merita questi elogi. Quella a cui donaste l’anello è più giovane, ed è più bella.

Conte. La signora Pasquina ha il suo merito, non lo nego; ma in paragone di voi, io non la stimo un zero.

Pasquina. Maschera, andiamo via. (a Dorotea, forte)

Dorotea. Or ora, aspettate un poco, (a Pasquino) Non vi piace dunque la signora Pasquina? (al Conte)

Conte. Vi replico, non mi dispiace. Ma non sarei disposto ad amarla; e poi ha quella sua madre così antipatica, che io non la posso soffrire.

Dorotea. Maschera, andiamo, ch’ è tardi. (a Pasquina)

Conte. Vogliono partir così presto! Non vogliono restar servite di un caffè?

Dorotea. Obbligata, (al Conte) Pezzo d’asino, (da sè, e si avvicina a) Pasquina a cui dice piano) Andiamoci a travestire, perchè non possa riconoscerci, se ci vede in altro luogo.

Conte. Signora Costanza, io vi amo, vi stimo e vi venero sopra tutte, e se voi in questo foglio mi parlate sinceramente.... (a Dorotea)

Dorotea. Quel foglio non è mio; ve lo dico e ve lo mantengo; e chi ha prudenza, non scrive di queste lettere ad un forestiere. Costanza ringrazia il signor Conte delle sue finezze, e in ri- compensa di ciò, lo manda a far squartare ben bene, (parte)

Pasquina. Ed io mi sottoscrivo, e la riverisco. (parte)

SCENA XV.

Il Conte, poi Silvestra mascherata con bautta e volto.

Conte. Maledetta sia la signora Costanza, e quante sono queste diavole che mi vengono a perseguitare. Ma chi sa dirmi di certo, che quella maschera sia la signora Costanza? Parmi impossibile, che una giovane sì ben fatta sia capace d’un simile sgarbo.