Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/233

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Silvestra. (Le cerco per tutto, e non le ritrovo. Dove mai si) saranno cacciate?) (Ja sè)

Conte. Possibile che io non possa scoprire chi ha scritto questo viglietto?... Oh, ecco qui un’altra maschera col solito nastro.

Silvestra. (Ecco qui il forastiere, con cui ho ballato ieri sera).

Conte. (Non vorrei andare di male in peggio; sarà meglio che) io me ne vada). (m atto di partire)

Silvestra. Favorisca, signore. (al Conte)

Conte. Che mi comanda?

Silvestra. Se ne va via così subito?

Conte. Vorrei andarmene veramente.

Silvestra. Favorisca; senta una parola.

Conte. Posso servirla? Comanda qualche cosa?

Silvestra. Eh, se mi vorrà favorire, non ricuserò le sue grazie.

Conte. (Questa pare più compiacente). Vuole il caffè?

Silvestra. Mi dispiace di essere così sola.

Conte. Non le basta la compagnia d’un uomo d’onore, d’un galantuomo?

Silvestra. Via, non gli voglio far questo torto.

Conte. Vuol che l’ordini adunque?

Silvestra. Mi farà una finezza.

Conte. Caffè. (Se non mi burla come le altre, la vedrò almeno) nel viso). Si accomodi.

Silvestra. Sieda ella pure; ha tanto ballato ieri sera, che sarà ancora stanco.

Conte. E vero; ho ballato molto. Ci foste voi sul festino?

Silvestra. Sì signore, ed ho anche con lei ballato.

Conte. Ho ballato con molte, per dire la verità.

Silvestra. Ma con me so che ha ballato con gusto.

Conte. Posso sapere chi siete?

Silvestra. Che l’indovini.

Conte. Le maschere mi confondono; non saprei indovinare. Ma quello che ancora più mi confonde, si è quel maledetto na- stro color di rosa.

Silvestra. Questo nastro?