Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/240

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Leonardo. (Che si ha da fare? Giacchè ci sono, non voglio) dire di no). (Ja sè)

Mariuccia. (Pagherei uno scudo, che venisse ora sua moglie). (da sè)

Leonardo. Farmi di sentir gente.

Mariuccia. State saldo: non abbiate soggezion di nessuno.

Leonardo. Ma non vorrei (vuole alzarsi)

Mariuccia. Fermatevi, Bertoldino, (lo fa sedere, e va a veder chi viene)

Leonardo. Mi farebbe venir la rabbia; ma mandiamola giù. (mangia)

Mariuccia. Sapete chi è?

Leonardo. Chi è?

Mariuccia. Il signor Battistino; l’amante della signora Pasquina, quel stolido, quel scimunito.

Leonardo. Mi dispiace. Non vorrei lo dicesse a mia moglie.

Mariuccia. E non volete ch’io vi tratti da babbuino?

Leonardo. Or ora....

Mariuccia. Eh mangiate.

SCENA II.

Battistino e detti.

Battistino. Si può venire?

Mariuccia. Venite. Ecco qui Cacaseimo.

Battistino. Oh! buon prò faccia a vossignoria, (vedendo Leonardo) che mangia.

Leonardo. Ecco qui; hanno voluto favorirmi per forza.

Battistino. (Mi fa venir l’acqua in bocca). Mi hanno detto che la mia Pasquina è venuta qui. È vero? (a Mariuccia)

Mariuccia. Sì, ci è stata. Era in compagnia di sua madre, e sono andate a spasso colla mia padrona.

Battistino. Saranno andate in piazza a veder Pulcinella, e ci voglio andare ancor io.

Mariuccia. Si andate, che vedrete il vostro ritratto.

Battistino. 11 mio ritratto?