Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/250

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Felicita. Costei mi fa ridere. Conosco mio marito; e so che non è capace di prendere affetto a veruna donna.

Costanza. Come potete voi assicurarvi di ciò?

Felice. Oh, ne sono certissima; e poi che ci pensi lui: ne anche per questo io non vorrei morire di melanconia.

Costanza. Dite benissimo. Oh, ecco il Cavaliere.

Felicita. Ci farà ridere un poco.

Costanza. Sì certo; è un cavalier graziosissimo.

SCENA IX.

Il Cavalier Odoardo e le suddette.

Cavaliere. Servitore umilissimo di lor signore.

Costanza. Serva, signor Cavaliere.

Felicita. Serva divota.

Cavaliere. Come se la passamo? Stanno bene? Si sono riposate dopo il divertimento del ballo?

Costanza. Io poco.

Felicita. Ed io niente.

Cavaliere. Bravissime! E viva la gioventù. A proposito di gio- ventù, la signora Silvestra è in casa?

Costanza. Non signore; è escita fuori in maschera, e non è an- cora tornata.

Cavaliere. Per bacco! Ci giocherei averla veduta or ora per mano del contino Rinaldo.

Costanza. Può darsi.

Felicita. Sarebbe bella!

Costanza. (Che si fosse presentata col nastro?) (a Felicita)

Felicita. (E che l’avesse presa per quella?) (a Costanza)

Costanza. (Sarebbe da ridere). (a Felicita)

Felicita. Vorrei che facessimo un carnevale. (a Costanza)

Cavaliere. Vi è qualche bella novità? Raccontatemi.

Costanza. Sì sì, vi racconteremo.

Felicita. Sediamo, che io sono stanca.

Costanza. Chi è di là? (chiamando)