Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/253

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Cavaliere. Belle, polite, gentili. Non si può fare di più.

Costanza. Maschere, si può sapere chi siete?

Dorotea. (Fa cenno col capo di no.)

Felicita. Dite qualche cosa almeno. No? Siete mute?

Cavaliere. Che cosa avete di buono in questo bel panierino? (vuol metter le mani)

Dorotea. (Gli dà sulle mani.)

Cavaliere. Capperi! Siete ben rigorosa!

Costanza. Ho piacere. Imparate ad impacciarvi con chi non sa- pete chi sia.

Felicita. Spero che poi le conosceremo.

Dorotea. (Fa segno di no.)

Costanza. No? Non vi volete dar da conoscere? Compatitemi, nelle case civili per poco si può tollerare la burla; ma poi... (Dorotea e Felicita ridono) Ridete? Chi diavolo mai saranno?

Cavaliere. Amiche vostre senz’altro.

Felicita. Scommetterei, che sono quelle che io dico.

Costanza. E chi vi pare che sieno?

Felicita. La signora Dorotea colla sua figliuola.

Costanza. Potrebb’essere. Ma che così presto si sian travestite?

Cavaliere. Oh, pensate voi se questa è la signora Dorotea. Non vedete che garbo, che proprietà! Pare a voi che la signora Dorotea possa essere cosi graziosa?

Dorotea. (Sì leva la moretta) Sì signore, sono io per l’appunto.

Cavaliere. Oh, vi avevo già conosciuta. Ho detto così per ob- bligarvi a levar la maschera.

Dorotea. Da vero.^

Cavaliere. Sicurissimo.

Costanza. (E forca vecchia, costui). (da sè)

Felicita. Che vuol dire di questa mutazione che avete fatta?

Pasquina. Per non essere conosciute dal signor Conte...

Dorotea. Eh, non è vero niente. Pasquina l’ha fatto per fare una burla al suo Battistino.

Cavaliere. Bravissime. Queste sono quelle burle che mi piac- ciono infinitamente. Degna figliuola di una madre di spirito.