Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/254

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Travestirsi da giardiniere per rintracciare l’amante! Che bel talento! Viva la signora Dorotea. Non vi è dubbio, che nessuno ardisca di criticarvi. Ah? Cosa dite, signore mie? Vi è pericolo che si dica male di lei? (a Costanza e Felicita facendo conoscere che) parla ironicamente.

Dorotea. (Parla in una certa maniera, che non la comprendo).

Pasquina. Signora madre, vi ho da dire una cosa.

Dorotea. E che cosa mi vuoi tu dire? (accostandosi)

Pasquina. Ho fame.

Dorotea. Poverina! Non abbiamo ancora pranzato.

Cavaliere. Questo è quel che io stimo; questo è quel che si loda. Patir la fame per andar in maschera.

Dorotea. Credete voi che non abbiamo il nostro bisogno?

Pasquina. In casa non ci è niente.

Dorotea. Sta zitta, impertinente.

Cavaliere. Signora Costanza, avete ancora pranzato?

Costanza. Non ancora, per dirla.

Felicita. Ha ordinato il pranzo dopo le ventitrè.

Cavaliere. Bene dunque, senz’altri complimenti, io resto a pranzo con voi, e con vostra buona licenza, invito ancora queste signore, e sono tcinto compite, che spero averanno la bontà di restare.

Pasquina. Per me ci resto.

Costanza. Mi piace la franchezza del signor Cavaliere.

Cavaliere. Sans facons, madama, sarìs facons. Ci goderemo a tavola queste mascherette gentili.

Felicita. (Pare che sia il padrone di casa). (da sè)

Cavaliere. Signora, spero che non vi offenderete della libertà che mi prendo. Son cavaliere, non ho bisogno di scroccare un pranzo a veruno. Ma siamo di carnevale, mi piace l’al- legria, mi piacciono le signore di garbo come voi siete. Alle- grement toujours; allegrement.