Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/255

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SCENA XI.

SiLVESTRA con il Conte, e detti.

Silvestra. Ah cosa dite, nipote? Mi ho io ritrovato un bel ca- valiere servente?

Conte. (Come? La signora Costanza è la nipote di questa vecchia?)

Costanza. Brava, signora zia, mi consolo.

Felicita. Mi rallegro con lei, signor Conte.

Cavaliere. Conte Rinaldo, tutti si rallegrano, ed io son furioso per causa vostra.

Conte. E per qual ragione?

Cavaliere. Perchè aspiravo anch’io all’onore di servire la signora Silvestra, e voi mi avete tolta la mano.

Silvestra. (Oh, queste gelosie mi dispiacciono). (da sè)

Conte. Caro amico, io non intendo di fare a voi un insulto, son pronto a cedervi questo grande onore.

Silvestra. Signor no, signor no. Chi prima arriva, prima alloggia. (al conte Rinaldo) " Tu fosti il primo, " Tu pur sarai " L’ultimo oggetto " Che adorerò.

Conte. Signora mia, per non lasciarvi andar sola vi ho servito sin qui; or siete in casa, e poichè mi vedo con voi in una tal casa dove non mi sarei sognato di poter essere, permette- temi che io me ne vada. (guardando sotto occhio Costanza)

Silvestra. Oh via, se mi volete bene, restate.

Costanza. Signore, siete voi in una casa che vi spaventa?

Conte. Sì certo, e voi ne dovreste sapere il perchè.

Costanza. Spiegatevi: non v’intendo.

Silvestra. SI cara nipote, fatemi questo piacere, obbligatelo che non se ne vada. Crudele! (al Conte)

Conte. (Mi muove il vomito). Non vi ricordate voi quello che in maschera mi diceste? (a Costanza) Costanza, lo?