Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/300

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Fernando. Veramente l’altr’ieri mi scrisse in confidenza,

Che l’aria di collina gli giova in eccellenza,
Che colà si diverte con ottima partita,
E che la sua venuta sarà ancor differita.
Conte. Spiacemi un tal ritardo.
Fernando. Perchè? Per sua sorella
L’amor sì fortemente vi cruccia e vi martella?
So pur, Conte carissimo, che sol per un impegno
La chiedeste in isposa; e or vi preme a tal segno?
Conte. So che mi siete amico; con voi vo’ confidarmi.
Anzi da un tal contratto vorrei disimpegnarmi.
Conosco che donn’Angiola a forza vi acconsente,
Io non fui, non ne sono acceso estremamente;
E se ad altri è inclinata, da lei non spero amore.
(Di costui, se è possibile, vo’ penetrar nel core).
Fernando. Per chi mai vi credete donn’Angiola impegnata?
Conte. Lasciate ch’io vi parli nella mia foggia usata.
Veggo dal suo contegno, veggo dagli occhi suoi.
Nè di ciò me ne offendo, che inclinerebbe a voi.
Fernando. A me?
Conte. Sì, caro amico. Forz’ è ch’io me ne avveda.
Fernando. Sarà, quando lo dite. (Ho piacer ch’ei lo creda).
Conte. Non vo’ coli’altrui danno formar la mia rovina.
(Fingo di non sapere che alla Marchesa inclina).
Fernando. Dunque con questa pace a me la rinunziate?
Conte. So quel che mi conviene.
Fernando. Lo so, perchè lo fate.
Parliamoci fra noi, ma che nessun ci senta.
L’amor per la Marchesa tuttavia vi tormenta.
Voi l’adoraste un giorno, prima che fosse sposa,
Ancor nel vostro seno la piaga è sanguinosa.
Nè basta a medicarla tentare un altro affetto.
Se il primo ha già piantate le sue radici in petto.
Quella vera amicizia che passa in fra di noi,
Fa ch’io risenta al vivo la compassion per voi.