Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/303

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SCENA V.

Camera della Marchesa.

La Marchesa e Regina.

Regina. Signora, un galantuomo brama parlar con lei.

Marchesa. E chi è costui?
Regina. Prosdocimo.
Marchesa. Cosa vuol?
Regina. Non saprei.
Marchesa. Parlar con certa gente il labbro mio non suole.
Va tu, cara regina, chiedigli cosa vuole.
Regina. E se a me non vuol dirlo?
Marchesa. ^ Vedi se puoi sottrarmi.
E un uom facinoroso; di lui non vo’ fidarmi.
Regina. No, signora padrona, ella è male informata.
Prosdocimo è fratello di Livia mia cognata,
Nè ho mai sentito dire ch’ei sia facinoroso.
Egli non ha altro male, se non ch’ è puntiglioso.
Si scalda, se taluno ad insultar lo viene;
Per altro le assicuro ch’ è un giovane dabbene.
Marchesa. Basta, se vuol parlarmi, posso ascoltarlo ancora;
Ma non voglio star sola.
Regina. Ci sarò io, signora.
(Mi preme che l’ascolti. Non ho coraggio in petto)
Di dire alla padrona tutto quel che mi ha detto).
(da sè, e parie)

SCENA VI.

La Marchesa, por Prosdocimo.

Marchesa. So che costui suol essere soverchiamente ardito;

L’ho veduto più volte con don Fernando unito,
E so che don Fernando mi fa lo spasimato.
Non vorrei che Prosdocimo fosse da lui mandato.