Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/332

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Prosdocimo. Lo sfiderò alla spada.

Fernando. Ma in un luogo remoto.
Prosdocimo. Su la pubblica strada.
Fernando. Ma se vengono i sbirri?
Prosdocimo. Cospetto! io son chi sono;
Se vengono gli sbirri, li ammazzo quanti sono.
Fernando. Basta, di te mi fido; all’occasion sii pronto.
Prosdocimo. Si potrebbono avere due zecchinetti a conto?
Fernando. Eccoli; se l’uccidi, questi di più ti dono;
Ma se poltron ti veggo, sul mio onor, ti bastono.
(parte)

SCENA VI.

Prosdocimo solo.

Non occor che s’incomodi con un tal complimento.

So usar, quando bisogna, l’astuzia ed il talento.
Ha da morir Fabrizio per le mie man, lo giuro.
In corpo di sua madre da me non è sicuro.
È ver che fino adesso nessun non ho ammazzato;
Ma sarò un uom terribile, quando avrò principiato.
Parmi già di vederlo tremar dalla paura;
Subito che l’incontro, l’infilzo a dirittura.
E se vien col bastone? Non mi vo’ spaventare;
Finalmente un bastone non può che bastonare.
E s’egli sulla schiena mi dà una bastonata.
Mentre che ha il braccio in aria, gli tiro una stoccata.

SCENA VII.

Fabrizio e detto.

Fabrizio. Oh di casa.

Prosdocimo. (Cospetto! eccolo qui il birbone).
(con un poco di paura)
Fabrizio. Ditemi, galantuomo, è egli qui il mio padrone?