Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/333

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Prosdocimo. Non so nulla, signore.

Fabrizio. So pur che è qui venuto.
Prosdocimo. (Oh, se in là si voltasse). Io qui non l’ho veduto.
Fabrizio. (Povera mia padrona! Vive in un gran sospetto).
Prosdocimo. (Se mi volta la schiena, gli misuro un colpetto).
(mostrando di voler cacciar la spada)
Fabrizio. Avanzatevi un poco, parliam con confidenza.
Prosdocimo. Mi perdoni, signore, so la mia convenienza, (mostrando)
star indietro per rispetto, e facendo qualche riverenza.
Fabrizio. Don Fernando è sortito?
Prosdocimo. Credo di sì, signore.
Fabrizio. Dov’è andato? il sapete?
Prosdocimo. No, da suo servitore.
Fabrizio. (Temo che don Fernando abbia col mio padrone)
Qualche insidia tramata). (da sè)
Prosdocimo. (Seco non ha il bastone).
(disponendosi a cacciar la spada)
Fabrizio. Gaiantuom, cosa fate? (accorgendosi)
Prosdocimo. Ho male a questa mano.
Fabrizio. (Costui vuole insultarmi; non lo sospetto invano).
Prosdocimo. (Voltati un poco in là). (come sopra)
Fabrizio. (Stiamo a vedere un poco,)
Dove di quel poltrone va a terminare il gioco).
(mostra voltarsi, ma sta con attenzione)
Prosdocimo. (Ora mi sembra a tiro). (tira fuori la spada)
Fabrizio. Cosa vuol dir, signore?
(voltandosi in fretta)
Prosdocimo. Pulisco la mia spada, non abbiate timore.
Fabrizio. Ora che mi sovviene, anch’io voglio bel bello
Levare un pocolino la ruggine al coltello.
(lira fuori un coltello, e mostra di pulirlo)
Prosdocimo. Servo suo riverente. (vuol partir con timore)
Fabrizio. Di qua non se ne vada, (minacciandolo)
Prosdocimo. Che cosa mi comanda?
Fabrizio. Favorisca la spada.