Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/349

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L’onor della famiglia dee premere a una demia.

La domestica pace spero dal cielo in dono;
Ma se minacce ascolto, femmina vii non sono.

SCENA VII.

Don Fernando e detta.

Marchesa. Perfido! Ancor ritorni?

Fernando. Tacete; a voi dinante
Non vedete, Marchesa, un lusinghiero amante.
Un uom vi si presenta, che coraggioso e ardito
Vi minaccia la morte in nome del marito.
Egli di voi, del Conte seppe la trama audace.
Sa che voi l’adorate...
Marchesa. ^ Oh traditor mendace.
E cavaliere il Conte; per l’ onor suo m’impegno;
Tu sei 1 empio profano, tu il seduttore indegno.
Fernando. Meno orgoglio, signora. Tosto morir dovete.
Ecco un ferro e un veleno. L’uno dei due scegliete.
(pone sopra un tavolino uno stile ed una boccetta con del)
veleno.
Marchesa. Con questo ferro istesso darti saprò la morte.
(prende lo stile, e s’avventa per ferirlo)
Fernando. Viva non isperate uscir da queste porte.
(mette mano ad una pistola)
Marchesa. Servi, servi, accorrete.
Fernando. No, non vi ascolta alcuno;
Quivi, fin ch’io ci sono, non penetra nessuno.
Sola morir dovete.
Marchesa. Barbara tigre ircana,
I rimorsi non senti della ragione umana?
Fernando. Ah sì, ve lo confesso, premer mi sento il cuore
Per il vostro destino asprissimo dolore.
Bramo serbarvi in vita. Posso, se lo bramate.
Salvar la vostra fama che più di tutto amate.