Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/50

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Riccardo. Dopo di aver pranzato, ritornerò da vói.

Andrem, prima di tutto, a bevere il caffè
Da una ballerinetta, che il diavolo non è.
Staremo una mezz’ora con tutta libertà.
Delle corbellerie dicendo in quantità.
Senza spendere un soldo, sol coli’esibizione
Del frutto generoso di nostra protezione.
Poscia lasciando il ballo, noi passeremo ai canto.
Da certa virtuosa che ha una voce d’incanto.
Canta senza fatica, dell’oro non è schiava,
Basta che le si dica sei sette volte brava.
Di là voglio condurvi da certa mercantessa.
Che pizzica un pochino del grado di contessa;
Che fa dei complimenti, che scherza e che vezzeggia,
E fa crepar di ridere qualor si pavoneggia.
E quando le si danno dei titoli sonori,
Si gonfia dal contento, le vengono i sudori.
Poscia dalla ragazza andrem sull’imbrunire,
Colà, fin che a noi piace, ci potrem divertire;
E a terminar la sera si andrà in un altro loco,
Dove vi saran donne, vi sarà ballo, e gioco,
E cena, e ogn’altro spasso godibile giocondo.
Così senza fastidi vo’ che godiamo il mondo.
Da voi non voglio nulla guidandovi con me;
Ma pur dirà taluno, dev’esservi un perchè.
Il perchè che mi muove, certo non è interesse,
Ma vorrei, com’io godo, che ciaschedun godesse.
Quello che piace a me, credo che piaccia a tutti:
Comunicar desidero dell’allegrezza i frutti;
E parmi di aver fatto un ottimo guadagno.
Quando alla mia partita procuro un buon compagno.
Dell’amicizia mia mi par che siate degno;
Perciò di tutto cuore a vostro prò m’impegno.
Seguite il mio consiglio, credete a quel ch’io dico:
Prendetevi bel tempo. A rivederci, amico. (parte)