Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/90

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SCENA II.

Il Conte Orazio, poi Sandrina.

Conte. Duolmi che or fra i parenti e fra gli amici miei

Non sia donna Felicita; la scena è ancor per lei.
Se stanca d’aspettarmi fuori di casa è andata,
E segno manifesto che meco si è sdegnata.
Questa impazienza sua, questo novel suo sdegno,
Non so se sia d’amore o di disprezzo un segno.
Sandrina. Eccomi di ritorno.
Conte. Siete ben puntuale.
Sandrina. Quando do una parola, fatene capitale.
Eccomi ad obbedirvi, e a prendere il danaro.
Non vorrei perder tempo per causa del notaro.
Conte. Il notaro? è la dentro.
Sandrina. Quel vestito di nero?
Conte. Appunto.
Sandrina. Favorisca. (chiamando il notaro verso la scena)
Conte. (Vienmi un novel pensiero), (da sè)
Venite pur. (al notaro, verso la scena)

SCENA III.

Il Notaro e detti.

Notaro. Comandi.

Conte. (Ditemi il parer vostro.)
Vi par che questa donna sarebbe al caso nostro?
E quella ch’io vi dissi, che aver spera il legato).
(piano al notaro)
Notaro. (Buonissima. E il formaggio sui maccheron cascato).
(piano al Conte)
Conte. (Come abbiam da dirigersi?) (piano al notaro)
Notaro. (Difficile non è.)
Lasciate ch’io le parli; fidatevi di me), (prono al Conte)