Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/91

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Sandrina. Signori, vi sarebbe qualche difficoltà?

Se aveste qualche dubbio sul punto di onestà,
Questa carta leggete. Ecco qui l’attestato
De tìila et moribus di tutto il vicinato.
Conte. Son di ciò persuaso. Là col notaro andate.
Fate quel ch’ei vi dice, e non vi dubitate.
Sandrina. Sola con quel notaro in camera appartata?
Eh, non avrei paura, se fossi in un’armata.
Andiam. (incamminandosi)
Conte. Così mi piacciono franche le donne e pronte.
Sandrina. Ehi! son cento zecchini. (tornando indietro)

SCENA IV.

Pasquina e detti.

Pasquina. Serva del signor Conte.

Conte. Voi qui? cosa volete?
Pasquina. (Ritroverò un pretesto), (da sè)
Sandrina. (Che tu sia maledetta! Venuta è troppo presto), (da sè)
Pasquina. Sono andata girando per tutta la città,
E pur, non fo per dire, non trovo carità.
Testè tornando a casa, mi han detto i miei vicini,
Che il zio del signor Conte lasciò cento zecchini.
Onde son qua venuta prima che altre ragazze...
Conte. Onde, non fo per dire, siete due belle razze.
(a Pasquina e Sandrina)
Sandrina. Oh, io non ho parlato.
Pasquina. Oh, non ne so niente.
Conte. Quel che volea scoprire, scoprii bastantemente.
itene pur... (come sopra)
Notaro. Signore, vi prego in grazia mia.
Con queste buone donne di usar più cortesia.
(Fate che parlin meco; con tutte due m’ impegno)
Di far più facilmente riuscibile il disegno).
(piano al Conte)