Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1914, XIX.djvu/124

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114 ATTO PRIMO


Costanza. Sì, sì, Tognino.

Ferdinando. Ho ben piacere che venga il signor Tognino.

Costanza. Vi prego, signor Ferdinando; quel povero ragazzo non lo prendete per mano.

Ferdinando. Mi maraviglio, signora Costanza, io non sono capace...

Rosina. Perchè poi chi volesse dire del signor Ferdinando colla sua vecchia, se ne potrebbono dir di belle.

Ferdinando. Lasciatemi star la mia vecchia, che quella è l’idolo mio. (ironicamente)

Costanza. Sì sì, l’idolo vostro, ho capito.

SCENA VIII.
Tognino e detti.

Tognino. Padrone, ben levate. Cosa fanno? Stanno bene? Me ne consolo.

Rosina. Buon giorno, signor Tognino.

Ferdinando. Signor Tognino carissimo, ho l’onor di protestarle la mia umilissima servitù. (con caricatura)

Tognino. Padrone. (salutando Ferdinando)

Costanza. Avete dormito bene la scorsa notte?

Tognino. Signora sì.

Rosina. Vi ha fatto male la cena?

Tognino. Oh male! Perchè male? Non mi ha fatto niente male.

Ferdinando. E poi, se gli avesse fatto male, non sa egli di medicina? Non saprebbe egli curarsi?

Tognino. Signor sì, che saprei curarmi.

Ferdinando. A un uomo che avesse mangiato troppo, che si sentisse aggravato lo stomaco, che cosa ordinereste voi, signor Tognino?

Rosina. Oh! egli non è ancor medico; e non è obbligato a saper queste cose.

Tognino. Signora sì, ch’io lo so.